mercoledì 25 febbraio 2015

PETROLIO E FARMACI... I DUE TOTEM DEL POTERE





In questi tempi chi ha il potere mediatico e politico propone e attua i piani terapeutici "scientificamente" testati e studi sulle necessita' energetiche con lavori e protocolli che nessuno di noi riesce a contestare. Si perchè cio' che viene considerato scientifico non è detto che sia applicabile a tutto il sistema. La bonta' di una evidenza scientifica non comporta la sua applicabilita' in assoluto in quanto le ricadute sul sistema potrebbero essere altamente deleterie. 





Chi di noi potrebbe contestare l'efficacia della chemioterapia o del bisogno ineludibile del petrolio con uno studio su vasta scala ? Questa è la forza della dittatura farmacologica e petrol-energetica.

La cronicizzazione delle malattie che ha generato vasti lazzaretti di anziani affetti da patologie neurodegenerative fino a lenti decadimenti psicorganici, l'aumento delle patologie ansioso-depressive generate da crisi finanziarie e di valori umani, oltre che da terrorismi pubblicitari, l'aumento delle patologie da iperalimentazione voluttuaria con le conseguenti proposte dietetiche sempre a base di farmaci, il far credere che sintomi opportuni che l'organismo mette in atto per guarire, sono malattie che vanno trattate con farmaci,  le false guerre religiose che nascondono guerre per l'accaparramento del mercato del greggio, considerato la principale  ed ineludibile fonte energetica del pianeta, ci mostrano sempre più' chiaramente che  la SCIENZA è stata acquistata e monopolizzata dal potere economico delle multinazionali petrolifere e farmaceutiche. La ricerca della Medicina negli ultimi decenni non è stata indirizzata verso una migliore qualità' della vita ma verso l'allungamento della stessa.  Pensiamo: se una casa farmaceutica crea un farmaco che allunga la vita di un uomo, cronicizzando una malattia acuta, aumenta l'introito di denaro vendendogli  le medicine che  gli servono per continuare a vivere. Tutti siamo consapevoli della parabola della vita, e tutti accettiamo ragionevolmente una conclusione dell'esperienza vitale nonostante l'istinto di sopravvivenza. Cio' che non accettiamo è la sofferenza, e questo dovrebbe essere il compito della medicina, cioè alleviare la sofferenza da un lato e individuare le alterazioni dell'energia vitale che producono sofferenza. Gia' alleviare la sofferenza o peggio eliminarla comporta dei rischi per la vita stessa. Immaginiamo se non si avvertisse dolore quante patologie mortali non verrebbero alla luce. Ogni medico sa che se al controllo del dolore non ci si attiva nella ricerca di una causa si incorre in rischi catastrofici. I sintomi rappresentano quindi non LA MALATTIA ma una figura complessa costituita da elementi che va interpretata per riconoscerne la causa. Se analizziamo il percorso della medicina classica notiamo che la ricerca è avvenuta su come eliminare i sintomi e su tecniche che ricercano alterazioni strutturali della materia ( analisi, TAC RM ecc) Poche e fatiscenti, se non confuse e lasciate a santoni improvvisati o alla medicina cosiddetta alternativa sono state le proposte politiche che attuino percorsi che individuano ed eliminano le distonie sociali, i disadattamenti emotivi, i fattori inquinanti alimentari e respiratori che rappresentano la causa delle sofferenze e della malattia.
E' vero o non è vero che i veleni messi in commercio dalla grande distribuzione alimentare costituiscono la premessa per il fatturato mastodontico farmaceutico? E' vero o non è vero che la proliferazione dei tumori generati dall'inquinamento petrolifero ( dai rifiuti di plastica trattati alle emissioni delle marmitte automobilistiche) e dai conflitti sociali con politiche di costrizione economica  sono la premessa per aumentare il fatturato dei chemioterapici?
Per quanto riguarda la cronicizzazione delle malattie qualcuno può' obiettare che allungare la vita è un valore. Certo, ma non in assoluto. Questo valore deve avere come contropartita una qualità' dignitosa della vita, altrimenti diventa un pretesto. Che si allunghi pure la vita a condizione che si trovino soluzioni anche alla sua funzione, e cioè quella di darle quella nobilta' che merita. La vita di un uomo, anche quella più' balorda, ha un senso quando si inserisce in una dinamica naturale, ed in questo caso il suo senso è imperscrutabile o al limite lasciato alla propria coscienza, non alla valutazione di chi ci guadagna sventolando la bandiera di "difensore della vita" riempiendosi le tasche.
Quando si interviene nel modificare artificiosamente su uno dei parametri senza considerare il bilancio globale il sospetto che il senso sia solo quello del profitto si fa strada. 

Lo stesso vale per la questione energetica. Certo che c'è bisogno di energia per sviluppare l'evoluzione umana, ma in nome di questa esigenza non si può' distruggere un pianeta producendo una massa enorme di oggetti di plastica apparentemente utili che alterano l'equilibrio biologico perchè fuoriescono dal ciclo della riconversione naturale,  o perforando all'impazzata la sua crosta inquinando aria acqua e terra riportando in superficie cio' che la Natura ha messo sotto terra.
In conclusione pare che nel nome di Galileo si stia distruggendo l'Umanita'. 

venerdì 26 aprile 2013

come in primavera... di Cenzino Ciofi


                                          Ho letto il libro del mio amico Cenzino Ciofi.
Che Dio ti benedica! caro Cenzino, ho letto d'un fiato il tuo libro... che Dio ti benedica. 
Grazie per questo regalo, è arrivato come una cesta di cose buone a Natale, il cui unico difetto era quella di non aver avuto particolari meriti per riceverla. 
A parte quello di essere stato forse, insieme a tutti i Fuscaldesi più' o meno sessantenni, un risuonatore del tuo libro. Avrai avvertito l'armonizzazione eterica dei segnali di risonanza di tutti i lettori, e questo che leggi è il mio segnale. Un segnale di commozione nostalgica, ma anche di rabbia, di forzata rassegnazione. 
A dire il vero molto è stata misurata  nel tuo racconto l'invettiva  contro il mancato esito di tanto ricco fermento culturale, dileguatosi in una apatia vuota di energia. No, per carità nulla da addebitare ai residenti, certamente la colpa è di ben più' alti responsabili. Fuscaldo ed i fuscaldesi sono semplicemente esiti di una malattia ben più' profonda quanto incomprensibile, quasi occulta ai più' ma, mi permetto di dire non a noi che ne abbiamo più' volte descritto i tratti. 
Rabbia e forzata rassegnazione, dicevo, si perché sarebbe, nelle dinamiche della storia, auspicabile un continuum di travasi culturali tendenti al raffinamento dei sistemi sociali, ma è evidente che a noi tocca assistere a  quella fase di ristrutturazione che comporta la demolizione sperando in una ricostruzione. Le culture locali soccombono ai segnali più' ampi della globalizzazione economica e mediatica, impoverendo lo spessore vitale che le caratterizzava. 
Il tuo libro è un grido di testimonianza di quella fuscaldesità ormai in dissolvenza che riaffiora nella memoria, un grido rassegnato lanciato dall'altura del Convento verso l'immobile meraviglia del mare e del paesaggio che commuove chi ne ha goduto inconsapevolmente in gioventù' e adesso ne apprezza con una punta di nostalgia il sublime tramonto. Una voce che racconta l'armonia della nostra storia con la splendida natura circostante. 
E' la vita ! E noi qui a testimoniarne le contraddizioni, ci manteniamo in un equilibrio instabile, fra la voglia di continuare ad offrire al mondo i nostri valori e il timore di assistere al dissolvimento inesorabile del ventre che li ha generati.

Ma a prescindere da considerazioni, come dire , politiche, vorrei esprimerti un ringraziamento per aver massaggiato la mia memoria, soprattutto nei ricordi dell'agora'. L' immagine di combà Rafèl' i Nòzzulo stanco, ancheggiante e comunque altero, col vassoio verso il municipio, il linguaggio delle campane, le passeggiate in piazza in fila,  ed altro ancora, mi hanno davvero emozionato. Non dico niente dell'esposizione letteraria, non ne ho titolo. Dico solo che difficilmente si sarebbe potuto fare meglio. Grazie ancora, anche per avermi citato nel libro, e nel rinnovarti l'affetto e la stima ti abbraccio. 
Pino Cappadone



venerdì 5 aprile 2013

chi è causa del suo mal ...


Il problema è che Berlusconi si è attorniato di incapaci. La prova è che nell'ultima campagna elettorale se non interveniva in prima persona il PDL sarebbe scomparso dalla scena politica. Ragion per cui la schiera dei berluscones lo difende a spada tratta oltre ogni ragionevole dubbio sulla sua implicazione nei processi, adducendo al consenso elettorale la legittimità del loro capo. 

La sinistra, e soprattutto D'Alema hanno una grandissima responsabilita' per la situazione in cui ci troviamo, avendo dato il lasciapassare a Berlusconi  per rimanere nell'agone politico, quando per le sue caratteristiche imprenditoriali soprattutto nel campo della comunicazione, rappresentava un evidentissimo conflitto di interessi. Insomma che Berlusconi abbia fatto i suoi interessi è comprensibile data la natura del personaggio, ma che la sinistra glielo abbia permesso attraverso un iniziale accomodamento, dalla bicamerale in poi,  lo è meno. 

La successiva crociata antiberlusconiana è stata un disastro sul piano della strategia politica. Se era vero che il PDL difendeva e difende il Cavaliere dagli attacchi della magistratura per le ragioni espresse sopra, è anche vero che essere stati protagonisti di una contrapposizione personalistica ha allontanato il PD dai problemi scaturiti da una congiuntura finanziaria internazionali fra le piu' gravi  degli ultimi anni.Tutto ciò alla lunga non ha pagato in termini elettorali, o per lo meno non è stato sufficiente a garantire il cambiamento tanto auspicato da Bersani.  

Il PD ora dice, ma con grave ritardo, che non puo' trovare un accordo con "questa" destra, ma non per la natura della destra in se, ma per la natura di Berlusconi. 

Questo è il grave dilemma dal quale non se ne esce se non che con una improbabilissima mutazione genetica della rappresentaza politica alternativa alla sinistra. Dovrebbe accadere che Berlusconi uscisse di scena ( per cause divine) e che i vari Cicchitto, Gasparri, Gelmini, Santachè e compagnia cantando venissero sostituiti con altri personaggi degni di rappresentare la destra. 
Ma non c'è tempo, ed i miracoli sono rari a compiersi. 

E allora? Considerato che Grillo si sta dimostrando un bluff  sul piano politico, non ci resta che ingoiare il rospo e fare un governo di scopo con il PDL per risolvere quelle poche emergenze e andare subito dopo al voto, sperando in un cambiamento reale, soprattutto del PD. E si capisce a chi mi riferisco.









lunedì 1 aprile 2013

uno vale uno...


http://www.quitthedoner.com/?p=1452

In democrazia :
se uno vale uno... cioè, al massimo del tuo diritto, quando piu' vale la tua indipendenza, quanto piu' ti differenzi tanto piu' non vali niente... 

Copia il link...  interessante. 

giovedì 28 marzo 2013

PORTA IN FACCIA AL PD

       E beh si, Bersani non ha capito l'antifona.
I grillini non possono appoggiare un governo del PD. Andrebbero contro il presupposto della loro battaglia. Non possono dare fiducia a chi non ha impedito che si arrivasse a questo stato di cose. Il PD dice che negli ultimi anni non hanno governato loro ma il PDL. E' vero, ma è anche vero che non sono stati in grado di dare dei segnali concreti di volonta' di cambiamento, tanto è vero che non sono riusciti a catalizzare una maggioranza per governare. E non diamo la colpa alla legge elettorale, che per quanto idiota ha consentito a Berlusconi di governare nella passata legislatura. La verita' è che non c'è stata una maggioranza significativa.
     Perchè il PD non ce l'ha fatta ? Tanto per dirne una: per il solo fatto di partecipare a trasmissioni televisive accettando il confronto con esponenti del PDL, e cadendo nella trappola del teatrino nauseante che è stato proposto negli ultimi anni, li ha di fatto reso complici non dico delle squallide vicende Berlusconiane, ma della modalita' di affrontare le questioni. Bisognava sottrarsi a questo gioco delle parti. Non bisognava "giocare" proprio. Bisognava pensare ad altro, a proporre modelli, a dare esempi nelle amministrazioni che lasciassero intendere una volonta' di cambiamento reale, proporre modifiche alla condizione della casta. Per non dire del fatto che ci si sveglia adesso nel dire che bisogna ridurre gli stipendi dei parlamentari, del rimborsi elettorali ecc ecc... mi pare ingenuo attendersi credibilita'.
     Diciamo la verità, il PD, attratto dalla facile e fin troppo ovvia battaglia antiberlusconiana, non è stato capace di intercettare le vere esigenze che nel paese andavano a profilarsi. Lo screditamento del Cavaliere, il mantenimento dei rapporti politico-economici delle amministrazioni locali, il non aver puntato lo sguardo fuori dalle logiche di partito, sono stati mefitici per il PD.
     Adesso è troppo tardi. Già Renzi era stata una opportunita', non tanto per il valore del personaggio che sarebbe stato  comunque da verificare sul piano nazionale, ma per dare un segnale di ristrutturazione radicale... niente, non ce l'hanno fatta. Hanno ragione i grillini, non sono credibili.
     Adesso la palla è in mano a Napolitano. I grillini hanno dato una indicazione: un nome nuovo, di rottura, che attragga la fiducia sia del M5S che del PD e di chiunque volesse appoggiarlo, in pratica un Premier che non abbia nessun legame con i vecchi partiti, ma che comunque ne riceva fiducia. Un nome nuovo con una squadra di ministri anch'essi senza precedenti partitici. A questo punto il problema non è tanto la capacita' "politica" di un nuovo esecutivo, ma basta un governo e un premier neutro e serio, che faccia da lavagna sulla quale sia  possibile scrivere quelle riforme condivise che dovranno essere votate, e vedremo se sara' così, in tempi rapidi, senza le solite interminabili diatribe inconcludenti, tipiche della politica gattopardiana degli ultimi decenni.

domenica 24 marzo 2013

LIBERO ARBITRIO


Liberi di scegliere ? mah! io non credo. Un mio amico  ha detto che Dio ci da la conoscenza del Bene e del Male. Io direi che ci da la possibilità' di conoscere il bene e il male, ma siamo noi ad agire per conoscerli. E, se non sei unto dalla nascita, devi passare attraverso il fango e poi scrostarti. Ma c'è chi fa in tempo e chi no, allora che diciamo che Dio è ingiusto? Non è possibile. Forse la giustizia, per come la intendiamo noi, non è una qualità di Dio, non ne ha bisogno. Egli è colui che è, e nella sua essenza creatrice ci sono anche le nostre "scelte" apparenti. Gli effetti delle nostre scelte modificano solo noi stessi e ci sembra di essere determinanti negli eventi che derivano invece da necessità superiori. Egli opera creando per i suoi fini imperscrutabili e noi, come canne al vento, come gocce d'acqua nel fiume dell'umanità' veniamo trasportati ignari del destino che ci attende. Forse, possiamo solo prenderne coscienza per evitare di infrangerci contro gli ostacoli nella corrente e attutire l'impatto. Nessuno è mai sfuggito alla morte. Io non credo nel libero arbitrio. 

bonivinuti!

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