Se ad una mia giusta recriminazione venisse risposto con una minaccia, i possibili comportamenti, in un primo momento sembrano essere due: o lascio perdere per paura o insisto e affronto il rischio della minaccia. Ma analizzando più in profondità la questione, vengono fuori risvolti che lasciano aperte altre strade meno rischiose e che salvaguardano la dignita’. Ben si capisce che ad una minaccia diretta o indiretta per la propria incolumita’ sia fisica che psichica molte volte, a parte rare eccezioni, l’omerta’ si fa strada. La differenza fra il sud e il nord non è sul coraggio dei singoli ma sull’aver scoperto al nord, che la forza di ogni singolo cittadino viene amplificata quando è sostenuta dalla quantità dei consensi. Non è da biasimare un comportamento omertoso, in quanto, nel bilancio della propria esistenza, che è unica, la perdita di valori affettivi fondamentali, come la salute dei propri cari, o della propria vita, ci mette in una condizione forzata di essere eroi. Ma chi lo è in condizioni normali ? che sono quelle condizioni in cui ci troviamo quando biasimiamo l’omertoso? Troppo facile giudicare. E allora?
Intanto denunciamo la nostra omerta’ forzata. Ma chi l’ha detto che devo rischiare la vita per una massa di imbecilli che si fanno i …bip loro? Il mondo è grande, cambierò paese quando arriverò a capire che non ho più tempo per convincere. Appunto tempo per convincere, questo è che dobbiamo definire, quanto tempo pensiamo ci voglia per far capire al sistema.
Allora la risposta viene dall’esperienza. Le azioni che modificano positivamente uno stato di degrado sociale nascono da una condizione di consapevolezza.
Sembra strano, ma il più delle volte la nostra vita è vissuta senza prenderne coscienza, ci affidiamo al flusso delle idee che troviamo gia’ preconfezionate. Si ha una strana percezione di protezione, come il rapito che si sente protetto dal suo rapitore. E’ una questione di percezione del sistema di riferimento. Fino a quando non capirò che avere per esempio il mare pulito a Fuscaldo, è una condizione che potrebbe modificare la mia esistenza in quanto io ed i miei figli potremmo vivere lavorando in un posto meraviglioso, anziché essere costretti a stare nella nebbia padana, mi accontenterò di vivacchiare rosicando i resti delle tavole imbandite dei mafiosi. Il problema non è incazzarsi con gli amministratori, ma con chi non ha capito che ha in mano il potere di cambiare. Come ? Abbiamo visto che la denuncia non basta, il cambio delle formazioni politiche non basta, forse bisogna avere più pazienza e lavorare sulla coscienza, sulla cultura. Bisogna informare, si forse bisogna solo informare, semplicemente informare, non solo sugli eventi ma sulle dinamiche psicologiche che muovono gli eventi. La questione del mare sporco, non credo si possa risolvere con uno scontro diretto sul piano giudiziario: ho l’impressione che ci troveremmo di fronte il solito muro di gomma.
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