sabato 30 aprile 2011

BAMBINI E PENSIERI CONDIVISI

Mi sono chiesto che cos'è che provoca un rifiuto, un allontanamento, un addio ?
E' un malessere, un fastidio che si vuole evitare, un dolore che non si vuol provare.
Ma ogni nascita passa da una strettoia, le pene del parto fanno da cornice alla nascita di una nuova vita.
E se non vuoi passare le pene del parto non puoi avere figli, quindi se non passi da una sofferenza non puo' succedere una nuova storia. Il parto comunque è il frutto di una storia di amore, di affinita' sentimentali, non necessariamente nobili e raffinate, basta un codice genetico affine, aver respirato la stessa aria, aver calpestato la stessa terra per avvertire un senso di comunione. E così ti accorgi che il rifiuto, l'allontanamento era solo per evitare il dolore del parto. Qualcuno ti dice che tutto e' pronto da millenni per l'ennesima nascita, ma tu hai pensato che non ne valeva la pena, ed hai rivolto l'attenzione dove non c'è dolore, dove gia' ci sono i bambini nati, e ti chiedi se il rifiuto e l'abbandono lo hai voluto per non patire dolore o per non volere bambini: non volevi soffrire.
Che poi alcuni bambini siano belli e altri meno belli, se diventeranno grandi uomini o esseri insulsi questo è un'altro discorso, la cosa sicura è che sono necessari alla continuazione della specie. Così come lo sono i pensieri condivisi.

martedì 19 aprile 2011

LETTERA A NAPOLITANO INVIATA PER EMAIL

Ill.mo Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, 
Le scrivo perchè sono convinto che tutto serve, anche un mio parere che unito a quello di tanti altri democratici puo' darLe la forza di opporsi a questo tentativo gravissimo di destabilizzare le Istituzioni. 
E' ormai evidente, se ce ne fosse ancora bisogno, che il Presidente del Consiglio, con spregiudicata leggerezza, per evitare di sottoporsi ai processi, tenta di delegittimare il Potere Giudiziario. 
Sappia che noi siamo con Lei, che riteniamo l'ultimo baluardo democratico a cui affidare le nostre speranze. 
Il gioco è diventato pericoloso, e l'imprudenza generata dal malcelato delirio di onnipotenza del Premier, non deve ricadere sul Popolo Italiano, e neanche sui suoi sostenitori, che a quanto pare ne soffrono il carisma.
Le affidiamo il compito di opporsi energicamente a questo circo di nani e ballerine che ha in mano il nostro amato Paese. Non sara' solo. 
Lei sa che la resposabilita' del suo ruolo non puo' prescindere da decisioni fondamentali quando sono dettate dalla consapevolezza di essere nel giusto. 
Lei sa, ne siamo certi, che è giusto opporsi quando si attenta alla stabilita' della Repubblica. 
Lo faccia e consegnerà la Sua Presidenza alla Storia d'Italia per aver fermato questa deriva antidemocratica. 
Ossequiosamente, Pino Cappadone 

sabato 16 aprile 2011

una poesia di Beaudlaire

Quando come un coperchio, il cielo basso e greve
schiaccia l'anima che geme nel suo eterno tedio,
e stringendo in un unico cerchio l'orizzonte
fa del dì una tristezza più nera della notte,

quando la terra si muta in umida cella segreta
dove sbatte la Speranza, timido pipistrello,
con le ali contro i muri e con la testa nel soffitto marcio;


quando le immense linee della pioggia
sembrano inferriate di una vasta prigione
e muto, ripugnante un popolo di ragni
dentro i nostri cervelli dispone le sue reti,


furiose ad un tratto esplodono campane
e un urlo lacerante lanciano verso il cielo
che fa pensare al gemere ostinato
d'anime senza pace né dimora.


Senza tamburi, senza musica, sfilano funerali
a lungo, lentamente, nel mio cuore: Speranza
piange disfatta e Angoscia, dispotica e sinistra
infilza nel mio cranio il suo vessillo nero.

martedì 12 aprile 2011

VIVERE O MORIRE

Ebbi a scrivere qualcosa, tempo fa, sui difensori della vita. Il mestiere che faccio, mi mette quasi tutti i giorni di fronte a quelle situazioni che provocano tanti dibattiti, che vengono in fondo strumentalizzati per creare fazioni. In realtà pochi sanno davvero entrare nel profondo della questione, perchè l'argomento coinvolge piani esistenziali che ognuno di noi vive ma senza conoscerne i meccanismi, ammesso che esista un meccanismo. Io partirei da una affermazione e cioe' che la vita è attivita'. Ma è necessario prima di andare avanti anche definire cosa significa attivita' vitale. 
Esistono vari gradi di attivita' biologica che dalla piu' bassa alla piu' alta trovano un significato nella potenza di relazione col mondo circostante. Una unita' funzionale biologica che è in grado di modificare in maniera significativa l'ambiente circostante possiamo dire che ha una forte attivita'. Nel caso dell'uomo, è facile distiguere persone che hanno un forte influsso sulla vita circostante ed altre che non ne hanno affatto. Bisogna anche aggiungere che questa attivita' va misurata anche in funzione della potenzialita', e cioè un bambino potenzialmente potrà diventare un grande uomo, per cui contiene un forte potenziale biologico. E' altresì importante cogliere gli aspetti piu' rilevanti dell'unita' funzionale in questione, e cioè si capisce che l'attivita' cerebrale nell'uomo è molto piu' significativa dell' attivita' muscolare, dal punto di vista dell'influenza sull'ambiente. Quindi tenuto conto di queste considerazioni non si puo' non riconoscere un grado di vitalità differente nei vari sistemi biologici.
In questo punto sorgono le prime diatribe, e cioè, ha senso parlare di vari gradi di vitalita'? Non potrebbe questo discorso sfociare in una pericolosa deriva eugenetica? Cioè ci teniamo i buoni ed eliminiamo i fallati. Ma non bisogna cadere in questo equivoco perché non è di questo che si parla ma della funzione della medicina in relazione al mantenimento delle funzioni vitali ad alta o bassa attività'. 
C'è un grosso equivoco che aleggia sulla medicina, specie alla luce dei progressi della scienza in questi ultimi anni, e cioe' che la medicina abbia un ruolo anche nella gestione della vita e della morte. E no! non è cosi', anche se apparentemente ed emotivamente si è portati a questa affermazione. La medicina è o dovrebbe essere un'arte che deve tendere a riequilibrare un organismo che ha uno svantaggio energetico, e cioè che spende piu' di quello che produce, e questo sia sul piano fisico che mentale. 
Se ci riferiamo ad una persona relativamente in buona salute, la medicina deve far si che quella persona si metta in condizioni ottimali per fare delle scelte. Cio' non vuol dire che se quella persona è in equilibrio scegliera' bene, potra' anche fare una scelta sbagliata, e se di questo se ne rendera' conto trovera' una soluzione il più' delle volte da solo,  se invece si inceppera' , mosso da quelle predisposizioni negative insite nell'uomo ( pensiamo ai vizi capitali) sviluppera' uno stato di squilibrio energetico che avrà ancora bisogno del medico.
Se ci riferiamo ad una persona con una grave compromissione psicorganica, è necessario da parte del medico saperne valutare il grado di irreversibilita' e nel caso di reversibilità', considerarne il residuo potenziale vitale. Ho detto è necessario, perchè la incapacita' di riconoscere allo stato dell'arte una condizione irreversibile, comporta una responsabilita' molto piu' grande di quella che non si pensi, e cioe' il mantenimento di funzioni vitali a bassa o nulla attivita' relazionale che non è piu' una funzione della medicina. Si fa una vera e propria invasione di campo non pertinente alla medicina. Mantenere un corpo che inesorabilmente sta concludendo la sua funzione è una azione contraria alla vita, che per sua natura è soggetta a un ciclo del quale noi conosciamo allo stato attuale dell'evoluzione solo la parte a noi visibile. Noi non conosciamo la cosiddetta morte, nessuno di noi vivi la conosce. E se la morte fosse come il sonno, cioe' come una fase di recupero energetico che è necessario alla ripresa di un'altro ciclo? Chi ce lo dice? E se così fosse noi ostacoleremmo un processo ancora piu' importante della vita che conosciamo. Sarebbe come accorciare i tempi di recupero della storia di un'anima, un attentato al processo di raffinamento dell'anima, che potrebbe comportare maggiore sofferenza. 
Come si vede siamo entrati in un argomento per cosi' dire occulto. Ma il mondo occulto non è altro che il resto di quello che conosciamo e vi sfido ad affermare che quello che conosciamo è piu' di quello che non conosciamo. Andare a mettere mano in questi ambiti è un vero atto di presunzione oltre che di imprudenza,  è il principio del peccato originale biblico di voler essere simili a Dio. 
Per quel che mi riguarda, ho potuto verificare che parlare con i parenti di un malato "senza speranza" è stato sempre, o quasi sempre, illuminante per loro. Ci si rende conto che la responsabilita' di fare tutto il possibile per mantenere in vita un corpo e non una persona, è un atto di grande responsabilita, non solo del medico ma anche di chi lo chiede, che sono sempre loro: i parenti. Quante volte mi sono trovato nell'imbarazzo di dovere intervenire, nonostante la richiesta del paziente di lasciarlo in pace, con i miei intrugli chimici sotto l'occhio vigile dei parenti che chiedevano di fare tutto il possibile. Ad onor del vero  devo dire che esiste tuttavia ancora un buon grado di ra
zionalita' che riesce a superare i sensi di colpa, o la cultura materialistica ideologizzata, tanto da far addivenire alla condivisione di lasciar fare alla natura il suo corso. Questa la mia esperienza. 
E lasciamo perdere la difesa della vita, che la vita si difende da se', ed è molto piu' complessa. Ci basti l'idea che riusciamo ad intervenire e a volte in maniera determinante su un corpo sano che si inceppa momentaneamente per poi riprendere la sua attività'. Così come ci prodighiamo ad assistere, aiutare una persona a vivere, facciamolo anche negli ultimi giorni aiutandolo a cedere il suo corpo agli elementi della terra senza sofferenze, serenamente,  anziché interferire con l'inesorabilita' della fine di un ciclo di esistenza. 
Per diventare come Dio c'è ancora molto da vivere e morire.

mercoledì 6 aprile 2011

SEMI

Amico mio,
ora lo sei di più
ora che il silenzio sedimenta la tua anima
ora che si concentra l'essenza,
restano, 
come fiori su una lastra bianca
a marcare tutto il senso della vita
restano i semi,
alcuni già' fioriti, altri da annaffiare,
altri caduti fra le pietre.
Simpatia e ingenuità' 
generosità ed eleganza.
Questi i semi più' belli che io curerò' a tuo nome. 
Grazie amico mio.

venerdì 1 aprile 2011

CI SIAMO?....

Napolitano pare stia pensando di sciogliere il parlamento. La Bindi propone dimissioni da parte delle opposizioni...CI SIAMO? MAH! 

bonivinuti!

Archivio blog