lunedì 30 maggio 2011

AMORE E DOLORE

L' amore, il collante . Il dolore, lo strappo. L'amore, la forza dell' Unione. Il dolore, la forza della Divisione. Ma le due forze trovano un punto di equilibrio in un range fisiologico, naturale, dove si ama senza soffrire, dove le ragioni dell'amore vengono comprese nelle ragioni del dolore e viceversa.
Ma se hai bisogno di amare più' del necessario vuol dire che non sei in equilibrio, vuol dire che il dolore dello strappo sara' più forte e soffrirai di più. Conclusione: amare troppo fa male.
"Ti amo da morire" viene considerata una frase che testimonia un grande sentimento, il massimo esprimibile in senso positivo di voler bene. Non è così, perché se si ama da "morire" vuol dire che si è malati, vuol dire che non si è in grado di recuperare se stessi, non si è in grado di adattarsi in maniera corretta ad una esperienza psico-umorale come appunto succede nell'innamoramento. Ma vuol dire soprattutto che non vivi nell'ottica universale, non vivi per realizzare un'armonia col mondo ma ti fermi al soddisfacimento di una tua esigenza che si placa solo nella fusione con un altro individuo che ti attira con la forza dell'amore. Ma questo resta solo un amore parziale, una forza che senti a seconda della tua consapevolezza di stare in mezzo al mondo, a seconda della coscienza di appartenere più' agli altri che all'altro.
La perdita del controllo di se stessi nell'esperienza dell'innamoramento seppur giustificata dalla necessita' dell' istinto di riproduzione della specie, deve trovare sulla sfera razionale una contropartita riequilibrante.
Ma sorge una domanda: che vita sarebbe senza lo strazio di un amore non corrisposto, quanti capolavori non ci sarebbero senza questo dolore generatore di arte? E l'arte acquista valore se è riconosciuta, e se la condizione umana è quella di soffrire per amore,  essa verrà riconosciuta e tanto piu' apprezzata quanto piu' corrispondente al sentire comune.
Ma nell'introduzione si riconosceva un range fisiologico di attività amore-dolore. Cio' di cui si vuole mettere in guardia è la perdita dell'orientamento, la destabilizzazione, l'annullamento della propria identita'. 
Il fondamentale messaggio cristiano è "AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO". Appunto " COME TE STESSO" proprio per  riequilibrare l'eccessivo bisogno di unirsi che porta ad  annullarsi. Come dire che Dio o la Natura pretendono la consapevolezza di essere, ognuno di noi,  unico portatore del messaggio universale, unico contenitore della verità profonda della vita. 
Non nascondendosi dietro l'illusione di  un vivere collettivo, ma ricercando una introspezione rivelatrice della nostra missione eterna che passa necessariamente dall'interno.  
Bisognerebbe recuperare questo amore per se stessi e non confonderlo con qualcosa che sta fra l'egoismo ed il narcisismo, condizioni di tutt'altra natura. 
Come è possibile amarsi? Non si può' amare se non si riconosce l'oggetto dell'amore. E' necessario quindi uno sforzo di riconoscere l'altro che è in noi. Ma chi è questo  "altro" ? 
Penso che questo altro si riconosca al momento del risveglio dalla cultura che ci ha plasmato. Un risveglio che pochi riescono a realizzare. Tutta la matrice nella quale abbiamo vissuto fin dalla nostra nascita ci ha nutrito di messaggi che servono a proteggere tutto il lavoro fatto finora dall'uomo, mediante le religioni, le leggi, la morale, l'etica. l'educazione ecc. Il risveglio avviene quando ti rendi conto che quello che sei non sei tu veramente, ma quello che hai ricevuto passivamente dalla cultura nella quale hai vissuto. Quando riconosci i tuoi pensieri da quelli che ti hanno trasmesso, ecco che ti sei svegliato. Quando incontri la tua vera natura, per quanto si tratti di una conquista, ti accorgi di rimanere solo. E' qui che comincia la tua storia d'amore interna, è qui che puoi avvertire l'esigenza di amarti e pian piano conoscerti ed usare le tue caratteristiche per essere utile agli altri godendo del piacere di darsi agli altri con continui atti di avvicinamento, d'amore,
in definitiva. 
In conclusione L'Amore è la forza della coesione e del mantenimento della specie umana. E' necessario riconoscere l'amore verso gli altri e l'amore per se stessi attraverso il risveglio alla propria unicità'. Se la forza dell'amore viene contrastata genera dolore. Il dolore è direttamente proporzionale alla necessita' avvertita di fondersi con un altro, e dipende dal grado di amore che riusciamo a provare per noi stessi che a sua volta dipende dal risveglio alla propria identità'. 

sabato 28 maggio 2011

AVVISO AI NAVIGANTI

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mercoledì 25 maggio 2011

LETTERA A UN FASCISTA



Caro amico, che il comunismo reale sia stato un fallimento mi pare solo agli occhi di un ostinato nostalgico non sia evidente. Personalmente ho abbracciato nella mia giovane esuberanza l'ideologia comunista nella quale intravedevo il riscatto dei deboli nei confronti degli sfruttatori capitalisti. E queste premesse in quei tempi c'erano tutte. Mi piaceva l'idea di in internazionalismo che faceva vedere l'umanità come una grande famiglia che superava il gretto nazionalismo e così sembravano esorcizzarsi i conflitti bellici. Ingenuita' infantile? Beata gioventù'!  ma…«Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso».  Utopia ? D'accordo ma le intenzioni erano buone, almeno da parte mia e di milioni di giovani che volevano una società migliore. 
Dall'altra parte c'era l'ostentazione della forza, il me ne frego, la teorizzazione della guerra di conquista, e della violenza,  il culto della personalità maschia e inflessibile, per non dire quando si sono toccate punte di razzismo più o meno dettate da opportunismo politico internazionale, tutte caratteristiche a mio parere che appalesavano invece una debolezza, una paura. In fondo ne converrai con me che il pavido si attacca ad ideali forti per riequilibrarsi.
L'istinto ancestrale mi ha spinto verso l'utopia comunista, che con il passare del tempo, disideologgizata e trasformata in fatti nei paesi dell'est, ha mostrato i limiti della trasformazione, nell'applicazione pratica. 
Ma non è sbagliato curare se i medici non sanno curare. Non sono sbagliate le leggi della statica se gli ingegneri fanno costruire palazzi sul fango. 
Chi crede nelle proprie capacita' non ha paura, affronta la diversità' culturale, la diversità' di sesso, la diversità' religiosa con coraggio. 
A volte è proprio l'opposto di quello che si pensa e ci si nasconde  dietro la forza degli altri, di un ideale, di erudizioni arzigogolate, di peripezie retoriche, proprio perché si e' fondamentalmente deboli. 
Certo che sia la tua posizione che la mia comportano rischi. In un caso di affidare a degli incapaci, in nome di un  ingenuo ugualitarismo  responsabilità di governo. Nell'altro di approfondire il solco delle differenze con pericolose derive bellicose ed antidemocratiche.
Cio' che fa la differenza è il metodo: il mio si fida di più' dell'opera di convincimento razionale, del dialogo, si fida delle idee che possano essere condivise e perché no anche della possibilità' di convincersi delle ragioni dell'altro fino a trovare punti di intesa. 
Il tuo parte dalla convinzione che il dialogo è inutile, che bisogna imporre delle linee di comportamento usando la forza, e negando la possibilità' che esistano altri punti di vista. Imporre la diversità', dividere per unire di più' la nicchia di appartenenza, nella politica, nella religione, nella bioetica, nella questione energetica. Questo il porto della tua idea: DIVIDERE. 
In genere chi la pensa come te rifiuta il filosofare, rifiuta elaborare i pensieri perché li ritiene una perdita di tempo, quasi non appartenessero alla sfera più' nobile dell'essere umano. 
Quelli come me invece ritengono che il pensiero, espresso nelle forme più' alte della filosofia, e' l'attività' che più' caratterizza gli uomini in confronto agli animali, è l'attività' più' all'avanguardia della linea di sfondamento nella dinamica evolutiva. 
La tua è una posizione statica e contratta  la mia è dinamica ed espansiva. Sono in fondo due aspetti necessari e complementari, come lo Yin e Yang della filosofia orientale. 
Il problema non è essere Yin o Yang ma rispettare l'UNITA' che questi insieme costituiscono. Sclerotizzarsi in un tipo significa essere un impedimento al processo di comprensione della vita sia per se che per gli altri, significa essere un ostacolo che in nome di uno stupido orgoglio compromette la vita dei più' sprovveduti, di quelli che cercano una guida. 
A nulla serve richiamarsi a documenti, date, fatti, guerre, massacri, armistizi, trattati e tutto quel repertorio di nozioni storiche, se non vengono interpretate alla luce della filosofia, alla luce del loro significato antropologico, ed il perché della storia si trova nella profondità dell'animo umano. 
Alla fine stringi stringi, c'è chi vuole raffinarsi e raffinare con coraggio mettendosi continuamente in discussione, e c'è chi vuole mantenere una situazione di privilegio acquisito e rimanere nella propria nicchia al calduccio ed al riparo sotto il gonfalone della propria appartenenza culturale e/o politica.  
Ora ognuno sceglie la strada che vuole e della propria intelligenza ne fa quello che vuole scegliendo e scommettendo su quello in cui crede.
La scommessa con la  storia si puó anche perdere ogni tanto, ma l'importante è non perdere la scommessa con la propria coscienza.
Ció che conta è il desiderio di migliorare il mondo in buona fede stando sempre dalla parte dei più deboli, non per uno spirito missionario acritico,  ma per dare un senso alla propria esistenza che non può' prescindere dall'aiutare con i mezzi più' alti a disposizione, i più' bisognosi. 

venerdì 20 maggio 2011

adelante....adelante....

Non vorrei sbagliarmi, ma si sente nell'aria un desiderio di fare pulizia. Gli ostinati cominciano a trovare pane per i loro denti. Cio' avviene sia a livello nazionale che locale. E' come se si fosse svegliata un classe sociale che prima, tutto sommato lasciava alla classe politica il compito di governare, una classe politica che ancora  rispettava  il  valore delle professioni, delle capacita' di chi operava nel lavoro, nella società. Da quando la politica ha imbastardito e intrecciato rapporti esclusivamente economici col mondo del lavoro senza avere una visione di sviluppo sociale per mancanza di capacita' di intelligenza e di cultura, la classe realmente produttiva, quella motivata al di la' dell'aspetto economico, quella che ama il lavoro perché lo conosce, sentendosi vessata  nei valori più' profondi reagisce usando non la forza rozza della polemica nauseante ma quella raffinata e intelligente  dell'argomentazione, a mo' di clava. E i tapini balbettano... o si nascondono. Forse l'approccio approssimato e peloso, utilitaristico, alla Politica sta cominciando a traballare. La Politica è, e non può' che essere, una cosa seria, più' seria delle professioni, per cui chi fa politica deve essere all'altezza nelle forme e nella sostanza di interloquire con i professionisti, pena la rimozione democratica dalla responsabilità' governativa oltre che il pubblico ludibrio. Anche se  quest'ultimo in verità  dovrebbe essere temuto di persone sensibili e recettive. Purtroppo invece la …faccia tosta è a quanto pare un carattere determinato da una mutazione genetica causata dal berlusconismo, che ha infettato molti, e anche quelli che lo hanno amato in passato, ne portano segni indelebili.

sabato 14 maggio 2011

RISPOSTA A UN "CARO AMICO DI LUNGA DATA"

Mi rivolgo ad un amico anonimo che mi scrive di non aver compreso la differenza fra destra e sinistra , sperando possa essere spunto di riflessione anche per altri avventori del blog.
"Comincia a provare uscendo dalla polemica politica. Non pensare ai partiti. Destra e sinistra sono due modi di intendere le scelte che si devono fare per migliorare le condizioni dell’uomo. Una parte pensa di difendere i piu’ deboli, ed un’altra pensa di difendere privilegi acquisiti. Non a caso la sinistra nasce per contrapporsi al potere dei nobili e dei cosiddetti padroni. Sin dalla nascita delle prime comunita’ si sono configurate queste due primordiali posizioni, chi comanda e chi è comandato. Prima c’era l’idea che chi comandava era quasi per volere divino ( vedi i  faraoni che addirittura erano essi stessi considerati divinita’) poi i re con la loro stirpe regale. Col passare dei secoli siamo arrivati alla costituzione di stati democratici dove chi comanda è eletto dal popolo. Tuttavia la democrazia non ha eliminato le classi di potere, perché fino a quando esiste la proprieta’ privata, specie se senza limiti, chi piu’ possiede generalmente determina gli eventi, anche in democrazia. Se chi determina gli eventi fosse equo, cioè se permettesse anche a chi non ha, di potersi emancipare con pari opportunita’ di chi ha, in base a capacita’,  non ci sarebbe nulla di male, ma in genere non è così perché chi ha tenta di mantenere il potere nell’ambito della propria famiglia, favorendo parenti ed amici cercando di mantenere nell’ignoranza il popolo. Questa tensione, da una parte a mantenere a conservare, dall’altra a spingere per entrare nelle stanze dove si determinano gli eventi sociali provenendo dal basso, ha partorito le due grandi posizioni che tu mi dici di non aver capito. Certo è che quando si è lasciato il potere in mano al popolo, come negli stati sovietici, non si puo’ dire che l’operazione sia riuscita bene, d’altra parte le societa’ a forte impronta conservatrice, tenendo il popolo sotto pressione senza dargli la possibilita’ di emanciparsi perde la spinta di riscatto che è insita nell’uomo che per sua natura tende ad esaltarsi nel trovare soluzioni ai vari problemi dell’esistenza. La destra sta con chi conserva, la sinistra con chi vuol migliorare la sua condizione di subalternita’. Dove sarebbe giusto collocarsi? Ognuno fa le sue scelte. Se si è contenti della propria posizione e si ha paura di perdere dei privilegi giusti o immeritati che siano, si colloca a destra, chi non ha privilegi o che non ha paura di perderli perché sa che comunque vadano le cose se la caverà perché ha fiducia in se stesso, e crede che sia giusto dare la possibilita’ a tutti di emanciparsi, e specialmente a chi non ha i mezzi, si colloca a sinistra. La mia è quella di stare a tre quarti verso sinistra. Non credo che dare in mano il governo al popolo sia una scelta saggia, tuttavia credo sia ragionevole ridurre la possibilita’ di un arricchimento senza limiti, e favorire chi ha le capacita’ sia che appartenga alla famiglia di destra che di sinistra, cioè sia a chi comanda che a chi è comandato. Bisognerebbe impedire che chi comanda, anche se democraticamente eletto possa fare quello che vuole. In Italia abbiamo la Costituzione che regola gli atti anche di chi è stato eletto dal popolo. Io prima di tutto sto con la Costituzione che è ne di destra ne’ di sinistra e poi ritengo utile una posizione sbilanciata ma non troppo a sinistra. Credo che prima di tutto dovremmo scegliere la nostra posizione ideologica e poi entrare in quel partito che la esprime nel suo atto costitutivo, dopo di che fare in modo che in quel partito venga rispettata la Costituzione, e che ci si comporti in maniera onesta.  Non bisogna confondere l’onesta’ con le posizioni ideologiche. Sarebbe come dire che il messaggio cristiano non è valido perche’ il clero non lo rispetta.
Per rispondere poi ad altri tuoi appunti : l'anticapitalismo della sinistra nasce dal fatto che il capitale apparteneva a persone che sfruttavano altre persone, e lo stato burocratico diventa deleterio quando gli uffici amministrativi strumentalizzano la loro competenza a fine di potere ricattatorio, ma in se ne' il capitale ne la burocrazia sono diabolici, perchè puo' esistere un capitalista illuminato ed uno stato dove gli uffici amministrativi funzionano correttamente.
Questo il lumicino che ti offro come spunto di riflessione"

giovedì 5 maggio 2011

ELEZIONI A FUSCALDO

La primavera risveglia i sopori dell'ormai stato gongolante di notorietà al quale comunque ci si abitua, ma  quando questo traballa il sopore si trasforma in ansia..." chissà se tornerà a scorrere la linfa del potere " si domanda preoccupato l'ex eletto, magari anche consapevole della pochezza e della fatuità dello stesso, ma il potere è potere, anche quello malinteso politico, pura eroina ( beato chi si accontenta) .Quest'anima in pena si agita, agitando a sua volta tutta la sua corte riattivata a decantare, a slinguazzare, a osannare il simbolo della loro, a loro inspiegabile esistenza. L'anima è stanca di rinascere in questi luoghi, ormai aridi di anelito al divino, non trova più nutrimento negli elementi umani, che quelli più liberi hanno inseminato senza entusiasmo le nebbie di Odino ripopolandole di senso e di succhi preziosi dell' antico lignaggio ellenico. La Speranza come un pipistrello impazzito sbatte le sue ali nell'antro oscuro dell'ignoranza e della vanità riverniciato e addobbato periodicamente da sadici lacchè per attirarne altri simili nella rete della invereconda saga democratica. E la Morte intanto attende di piantare il suo vessillo nero sul cranio di un' aquila ormai cinquettante!!! ( grazie Baudelaire) Ahi!....ahi!...ahi....palomaaaa!!!!

bonivinuti!

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