L' amore, il collante . Il dolore, lo strappo. L'amore, la forza dell' Unione. Il dolore, la forza della Divisione. Ma le due forze trovano un punto di equilibrio in un range fisiologico, naturale, dove si ama senza soffrire, dove le ragioni dell'amore vengono comprese nelle ragioni del dolore e viceversa.
Ma se hai bisogno di amare più' del necessario vuol dire che non sei in equilibrio, vuol dire che il dolore dello strappo sara' più forte e soffrirai di più. Conclusione: amare troppo fa male.
"Ti amo da morire" viene considerata una frase che testimonia un grande sentimento, il massimo esprimibile in senso positivo di voler bene. Non è così, perché se si ama da "morire" vuol dire che si è malati, vuol dire che non si è in grado di recuperare se stessi, non si è in grado di adattarsi in maniera corretta ad una esperienza psico-umorale come appunto succede nell'innamoramento. Ma vuol dire soprattutto che non vivi nell'ottica universale, non vivi per realizzare un'armonia col mondo ma ti fermi al soddisfacimento di una tua esigenza che si placa solo nella fusione con un altro individuo che ti attira con la forza dell'amore. Ma questo resta solo un amore parziale, una forza che senti a seconda della tua consapevolezza di stare in mezzo al mondo, a seconda della coscienza di appartenere più' agli altri che all'altro.
La perdita del controllo di se stessi nell'esperienza dell'innamoramento seppur giustificata dalla necessita' dell' istinto di riproduzione della specie, deve trovare sulla sfera razionale una contropartita riequilibrante.
Ma sorge una domanda: che vita sarebbe senza lo strazio di un amore non corrisposto, quanti capolavori non ci sarebbero senza questo dolore generatore di arte? E l'arte acquista valore se è riconosciuta, e se la condizione umana è quella di soffrire per amore, essa verrà riconosciuta e tanto piu' apprezzata quanto piu' corrispondente al sentire comune.
Ma nell'introduzione si riconosceva un range fisiologico di attività amore-dolore. Cio' di cui si vuole mettere in guardia è la perdita dell'orientamento, la destabilizzazione, l'annullamento della propria identita'.
Il fondamentale messaggio cristiano è "AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO". Appunto " COME TE STESSO" proprio per riequilibrare l'eccessivo bisogno di unirsi che porta ad annullarsi. Come dire che Dio o la Natura pretendono la consapevolezza di essere, ognuno di noi, unico portatore del messaggio universale, unico contenitore della verità profonda della vita.
Non nascondendosi dietro l'illusione di un vivere collettivo, ma ricercando una introspezione rivelatrice della nostra missione eterna che passa necessariamente dall'interno.
Bisognerebbe recuperare questo amore per se stessi e non confonderlo con qualcosa che sta fra l'egoismo ed il narcisismo, condizioni di tutt'altra natura.
Come è possibile amarsi? Non si può' amare se non si riconosce l'oggetto dell'amore. E' necessario quindi uno sforzo di riconoscere l'altro che è in noi. Ma chi è questo "altro" ?
Penso che questo altro si riconosca al momento del risveglio dalla cultura che ci ha plasmato. Un risveglio che pochi riescono a realizzare. Tutta la matrice nella quale abbiamo vissuto fin dalla nostra nascita ci ha nutrito di messaggi che servono a proteggere tutto il lavoro fatto finora dall'uomo, mediante le religioni, le leggi, la morale, l'etica. l'educazione ecc. Il risveglio avviene quando ti rendi conto che quello che sei non sei tu veramente, ma quello che hai ricevuto passivamente dalla cultura nella quale hai vissuto. Quando riconosci i tuoi pensieri da quelli che ti hanno trasmesso, ecco che ti sei svegliato. Quando incontri la tua vera natura, per quanto si tratti di una conquista, ti accorgi di rimanere solo. E' qui che comincia la tua storia d'amore interna, è qui che puoi avvertire l'esigenza di amarti e pian piano conoscerti ed usare le tue caratteristiche per essere utile agli altri godendo del piacere di darsi agli altri con continui atti di avvicinamento, d'amore,
in definitiva.
In conclusione L'Amore è la forza della coesione e del mantenimento della specie umana. E' necessario riconoscere l'amore verso gli altri e l'amore per se stessi attraverso il risveglio alla propria unicità'. Se la forza dell'amore viene contrastata genera dolore. Il dolore è direttamente proporzionale alla necessita' avvertita di fondersi con un altro, e dipende dal grado di amore che riusciamo a provare per noi stessi che a sua volta dipende dal risveglio alla propria identità'.

E che dire invece della bellezza del non amore? Della libertà che sa regalare?
RispondiEliminaEcco una delle poesie della grandissima Szymborska, la poetessa della quale si parlava una sera ricca di Nduia, Baudelaire e Fisarmonica
Devo molto
a quelli che non amo.
Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.
La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.
Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l'amore non può darlo,
n´ riesce a toglierlo.
Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come un orologio solare,
capisco
ciò che l'amore non capisce,
perdono
ciò che l'amore non perdonerebbe mai.
Da un incontro a una lettera
passa non un'eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.
I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.
E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che si trovano in ogni atlante.
E' merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perchè mobile.
Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.
"Non devo loro nulla" -
direbbe l'amore
su questa questione aperta.
Nicoletta
che dire ? dico che la poetessa è andata forse troppo in la', anche per me che ritengo l'amore una semplice forza magnetica universale che tende a legare. Lei manifesta la sua quasi indipendenza da questa forza...ma comunque bisogna dire che ha piacere di fare un viaggio, andare a teatro con qualcuno anzichè da sola. Credo che la giusta condizione sia quella di conoscere il "nemico" ed evitare di cadere nella trappola che la natura tende, per per mantenere i due principii fondamentali che contiene : il mantenimento della specie e l'istinto di sopravvivenza. Grazie Nicoletta...
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