Caro amico, che il comunismo reale sia stato un fallimento mi pare solo agli occhi di un ostinato nostalgico non sia evidente. Personalmente ho abbracciato nella mia giovane esuberanza l'ideologia comunista nella quale intravedevo il riscatto dei deboli nei confronti degli sfruttatori capitalisti. E queste premesse in quei tempi c'erano tutte. Mi piaceva l'idea di in internazionalismo che faceva vedere l'umanità come una grande famiglia che superava il gretto nazionalismo e così sembravano esorcizzarsi i conflitti bellici. Ingenuita' infantile? Beata gioventù'! ma…«Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso». Utopia ? D'accordo ma le intenzioni erano buone, almeno da parte mia e di milioni di giovani che volevano una società migliore.
Dall'altra parte c'era l'ostentazione della forza, il me ne frego, la teorizzazione della guerra di conquista, e della violenza, il culto della personalità maschia e inflessibile, per non dire quando si sono toccate punte di razzismo più o meno dettate da opportunismo politico internazionale, tutte caratteristiche a mio parere che appalesavano invece una debolezza, una paura. In fondo ne converrai con me che il pavido si attacca ad ideali forti per riequilibrarsi.L'istinto ancestrale mi ha spinto verso l'utopia comunista, che con il passare del tempo, disideologgizata e trasformata in fatti nei paesi dell'est, ha mostrato i limiti della trasformazione, nell'applicazione pratica.
Ma non è sbagliato curare se i medici non sanno curare. Non sono sbagliate le leggi della statica se gli ingegneri fanno costruire palazzi sul fango.
Chi crede nelle proprie capacita' non ha paura, affronta la diversità' culturale, la diversità' di sesso, la diversità' religiosa con coraggio.
A volte è proprio l'opposto di quello che si pensa e ci si nasconde dietro la forza degli altri, di un ideale, di erudizioni arzigogolate, di peripezie retoriche, proprio perché si e' fondamentalmente deboli.
Certo che sia la tua posizione che la mia comportano rischi. In un caso di affidare a degli incapaci, in nome di un ingenuo ugualitarismo responsabilità di governo. Nell'altro di approfondire il solco delle differenze con pericolose derive bellicose ed antidemocratiche.
Cio' che fa la differenza è il metodo: il mio si fida di più' dell'opera di convincimento razionale, del dialogo, si fida delle idee che possano essere condivise e perché no anche della possibilità' di convincersi delle ragioni dell'altro fino a trovare punti di intesa.
Il tuo parte dalla convinzione che il dialogo è inutile, che bisogna imporre delle linee di comportamento usando la forza, e negando la possibilità' che esistano altri punti di vista. Imporre la diversità', dividere per unire di più' la nicchia di appartenenza, nella politica, nella religione, nella bioetica, nella questione energetica. Questo il porto della tua idea: DIVIDERE.
In genere chi la pensa come te rifiuta il filosofare, rifiuta elaborare i pensieri perché li ritiene una perdita di tempo, quasi non appartenessero alla sfera più' nobile dell'essere umano.
Quelli come me invece ritengono che il pensiero, espresso nelle forme più' alte della filosofia, e' l'attività' che più' caratterizza gli uomini in confronto agli animali, è l'attività' più' all'avanguardia della linea di sfondamento nella dinamica evolutiva.
La tua è una posizione statica e contratta la mia è dinamica ed espansiva. Sono in fondo due aspetti necessari e complementari, come lo Yin e Yang della filosofia orientale. Il problema non è essere Yin o Yang ma rispettare l'UNITA' che questi insieme costituiscono. Sclerotizzarsi in un tipo significa essere un impedimento al processo di comprensione della vita sia per se che per gli altri, significa essere un ostacolo che in nome di uno stupido orgoglio compromette la vita dei più' sprovveduti, di quelli che cercano una guida.
A nulla serve richiamarsi a documenti, date, fatti, guerre, massacri, armistizi, trattati e tutto quel repertorio di nozioni storiche, se non vengono interpretate alla luce della filosofia, alla luce del loro significato antropologico, ed il perché della storia si trova nella profondità dell'animo umano.
Alla fine stringi stringi, c'è chi vuole raffinarsi e raffinare con coraggio mettendosi continuamente in discussione, e c'è chi vuole mantenere una situazione di privilegio acquisito e rimanere nella propria nicchia al calduccio ed al riparo sotto il gonfalone della propria appartenenza culturale e/o politica.
Ora ognuno sceglie la strada che vuole e della propria intelligenza ne fa quello che vuole scegliendo e scommettendo su quello in cui crede.
La scommessa con la storia si puó anche perdere ogni tanto, ma l'importante è non perdere la scommessa con la propria coscienza.
Ció che conta è il desiderio di migliorare il mondo in buona fede stando sempre dalla parte dei più deboli, non per uno spirito missionario acritico, ma per dare un senso alla propria esistenza che non può' prescindere dall'aiutare con i mezzi più' alti a disposizione, i più' bisognosi.
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