mercoledì 29 febbraio 2012

considerazioni sulla lettera ai politici dell'Arcivescovo Nunnari


Ho letto lo scritto dell'Arcivescovo Nunnari, e ringrazio  Cenzino Ciofi che me ne ha fatto partecipe.
Devo dire che, per quanto ammiri lo sforzo di ricerca dei pensieri espressi da illustri personaggi del mondo cattolico, dai Pontefici ai grandi uomini che si sono impegnati nella trasformazione del pensiero cristiano in attività' politica, ho ravvisato nella lettera una certa carenza pedagogica. 
Ho sempre avvertito una distanza fra il linguaggio dell'omelia, specie quella più' teologica, e la possibilità' di essere recepita come messaggio pratico di vita, non tanto per i cosiddetti bigotti per i quali rappresenta un paravento dietro il quale nascondere le proprie miserie, quanto per quelli che si dedicano all'attività politica. Con il dovuto rispetto per lo spessore intellettuale dell'Arcivescovo, mi permetto di obiettare che manca il codice di comprensione nei confronti di chi non ha capito il senso della politica, pur praticandola. Come dire che ci si rivolge a chi già sa. Mentre credo che il Nostro si rivolga ad una platea, a mio avviso, colma di un  senso comune culturalmente assestato della politica che fa da muro di gomma al nobile invito. In questo ambito, le parole della lettera, temo facciano la fine dei semi caduti fra i sassi. 

Fra chi ha deciso e decide di far politica indubbiamente c'è stato e c'è chi lo ha fatto per nobili motivi, chi ha creduto di promuovere il genere umano attraverso quella necessita' evidenziata nella citazione iniziale della lettera di S.Tommaso. Il fatto è che il Potere logora non solo chi non ce l'ha  ma anche i politici più' benintenzionati. La vanità' è il peccato preferito del diavolo, proprio perché è quello più' facile da compiere, e poi è il più' antico. Basta guardarsi intorno e… dentro, per notare la bontà di questa affermazione. 
La vanità è una manifestazione di esagerazione inconsapevole, viene amplificato il significato di una dote, o peggio di un desiderio. Si può' essere belli e godere di questa dote, ma se si è vanitosi, si da' alla bellezza una esagerata connotazione che ne affievolisce lo splendore; si può' ricevere il potere di decidere nel sociale, ma se questo potere lo usi per godere del successo, anche se le cose che fai sono buone, stai deviando l'obiettivo e finirai per ridurre il valore della tua opera. A volte la spinta può' essere talmente forte che si è vanitosi anche di qualità che non si hanno.  
Sin dai primi momenti della storia dell'Uomo è possibile riscontrare la vanità, già' Adamo voleva somigliare al suo Creatore. D'altronde l'uomo è l'unica creatura che possiede una proiezione intuitiva verso Dio, e ciò' lo porta naturalmente a desiderare di sondare l'onnipotenza divina.  
Questa spinta verso l'onnipotenza spirituale è più' forte della consapevolezza dell'incrostazione materiale. Questo slittamento, questa perdita di aderenza alla condizione terrena genera il mostro della vanità': sentirsi al di sopra di tutti, credere di essere un condottiero, un artista, un filosofo, o il più' bravo meccanico, il miglior venditore, quello che sa parlare meglio, che sa cantare, che ha la più' bella voce, quello più' agile…e se mancano talenti positivi ? non c'è problema, si può' arrivare ad essere vanitosi dei propri difetti: il più' grande criminale,  il più' furbo, il più imbroglione, il più' imbecille…il più' sfigato,  ( a tal proposito noto una punta di vanità' addirittura in pazienti che enumerano come trofei gli interventi chirurgici che hanno subito)
Essendo la politica potenziale portatrice di potere, di successo,  non può' che essere un'attività' ambita sopratutto da chi è più' avido di successo e di potere. Il mezzo usato per riuscire nell'impresa viene costituito sia da pregi sia da difetti, indistintamente. L'importante è che sia condito con la vanità'. Berlusconi è stato un recente esempio illuminante di quello che dico.  Mi spiego, quando la vanità' del politico fa da specchio alla vanità' dei suoi elettori e quando questi sono in numero sufficiente, il gioco è fatto e la premessa della democrazia va a farsi benedire. Si perché l'altra verità' non comunemente  espressa è che l'elettore persegue il successo ed il potere alla pari del politico che vota. Se questi è capace di evocare successo, potere, benessere, libertà', sogni, desideri, sai quanti ne pesca di pesciolini nella rete? 
Ottima, a tal proposito quella descrizione di Kerber della democrazia, che va conquistata e non basta sceglierla sulla carta. 
Insomma il punto della questione è come fare per sconfiggere la vanità', o quanto meno ridurne l'intensità'. Basta dire che è deleteria? Basta dire che sono cattivi e che andranno all'inferno i vanitosi potenti e impenitenti ? No, non hanno orecchie per intendere questa musica. E allora bisogna suonare la loro musica. L'approccio non deve essere da insegnante, come dire, ti dico io come devi fare. Ma da consapevole vittima insieme a loro del disastro che si va delineando. Dopo migliaia di anni, l'insegnamento socratico della maieutica non viene preso in considerazione. Chi si propone di insegnare, si deve porre come una levatrice che aiuta a partorire una nuova nascita, un nuovo pensiero. Non come chi pretende di fare un trapianto, dopo aver estirpato il male. 
Dobbiamo far vedere il disastro che provoca il loro comportamento. Loro non sanno il male che fanno…ricordiamo le parole di Cristo sulla croce che chiedeva al Padre di perdonarli. Ed anche qui un'altro fulcro della questione. Gesu' dice al Padre: " perdona loro... ",  ma prima Egli li aveva già' compresi. Lascia al Padre il perdono, perché  sa che la carne umana è troppo debole e reattiva per non sentire il dolore dell'offesa. Ma la comprensione tocca a noi.  Chi conosce il vantaggio del bene comune deve saperlo insegnare, far vedere dentro il dolore che può' provocare una politica utilitaristica. Scendere a parlare con un linguaggio diretto, con l'esempio e con il rigore dell'autocritica, ammettendo le proprie debolezze. Ma attenzione, non per un "mea culpa" penitenziale nei confronti del Padre, ma per una logica utilità' nei confronti dei fratelli (il prossimo tuo…). Chi è sufficientemente avveduto, sa che non si sopporta un insegnante che ha gli stessi nostri difetti e non importa di quanto meno intensi.
La laicità' della politica  dovrebbe essere salvaguardata al fine di salvaguardare il valore di un messaggio autentico  portato da un uomo, il politico appunto, che non deve apparire come il portatore di verità' religiose, ma come un ricercatore di equilibri sociali, un costruttore di strumenti per il raggiungimento degli scopi superiori dell'esistenza. La sfida col divino è una questione individuale, il politico dovrebbe costruire e rimaneggiare la macchina sociale mettendola in condizione di funzionare.  La politica non dovrebbe entrare nel dibattito delle questioni di coscienza ( aborto, divorzio, testamento biologico, omosessualità', ecc ecc) la cui legislazione dovrebbe essere semplicemente affidata ad una maggioranza  temporanea. E' ovvio che l'uomo politico abbia le sue convinzioni morali e religiose alle quali nel suo progetto politico non potrà' fare a meno di riferirsi. Ma farne di queste una bandiera, comporterà' un inevitabile settarismo. Abbiamo esempi nel mondo di culture monolitiche che raggiungono connotati di fanatismo esasperati. No, credo proprio che la religione possa ispirare il politico ma non ne debba costituire una bandiera politica. E a tal proposito vorrei far notare la strumentalizzazione della religione per fini elettorali praticata dal mondo cattolico nell'era democristiana (croce su croce), anche qui consumandosi un attentato verso la democrazia.
  Quindi, per concludere, cercare una complicità' verso il bene condiviso, una complicità' umana con la parte migliore di ogni uomo che pur se nascosta, esiste. 
Non è ottimismo o buonismo, è esperienza personale e professionale, quella che poi in definitiva conta per ognuno di noi, quella vera e autentica.  



venerdì 24 febbraio 2012

PER RIFONDARE LA POLITICA IN ITALIA

http://www.libertaegiustizia.it/


L' unica possibilità' che abbiamo per rifondare la Politica nel nostro paese è il lento processo di acquisizione di un principio fondamentale: perseguire il bene comune è più' vantaggioso che perseguire il bene privato. 
Solo questo deve essere il principio ispiratore della Politica, che forse da sempre è stato seguito da pochissime menti illuminate. 
Si potrà' mai fare una legge elettorale ispirata a questo principio che costringa l'eletto a rispettarla? 
La democrazia è il limite di questo principio in quanto si basa su quantità' e non sulla qualità'. La qualità' dei numeri deve essere forgiata da associazioni come LeG attraverso la divulgazione del significato genuino della politica. 
La tolleranza dialettica, la ricerca del dialogo, la conoscenza dei processi di trasmissione dei messaggi, sono i presupposti di questa virata culturale.

lunedì 20 febbraio 2012

il dialogo


Non sempre mi pare che da una rivoluzione nasca una democrazia. Io credo che chi è in grado di farsi capire, perchè conosce i meccanismi delle relazioni umane, ha il dovere di applicare forme di dialogo corretto, anzichè forzare la contesa con gesti esasperati. In fondo questo è il fondamento della diplomazia che viene auspicata sempre per evitare conflitti.
Se non si è in grado, capisco, non ci sia altra scelta. Ma a volte anche persone con un buon livello culturale cedono allo scontro.
E allora si delegano i sindacalisti o i diplomatici che "trattano", e la migliore trattativa avviene quando ognuno dei contendenti capisce le ragioni dell'altro, fossero anche difetti. La fretta di chiudere la trattativa porta allo scontro, mentre invece c'è bisogno di comprendere con calma.

domenica 19 febbraio 2012

Ho visto Celentano per la prima volta in difficoltà ...è stato contestato... Ma come?  Lui contestato ? E si, il successo puó dare alla testa. Il magnetismo del carisma ha un limite. Per toccare la Chiesa da un pulpito così importante come Sanremo, non basta arrancare due frasi messe in croce alla buona.  E poi devi collegarti col contesto... Cosa c'entra il Paradiso, l'Avvenire con Sanremo ? Insomma  per me, grande sdentata. Non credo che un suo intervento in futuro sarà così ricercato, anche se a sentire i commenti  del dopo festival mi...deprimo.

giovedì 16 febbraio 2012

BASTA! Non si può' assistere ad uno spettacolo così squallido…Sanremo è caduto ad uno dei peggiori livelli. Sono in questo momento sul palco i "soliti idioti" . Mai nome artistico fu così appropriato, ma soprattutto sembra più' appropriato per coloro che applaudono queste performances deprimenti. E che dire di Celentano ? . Celentano, performer di altissimo livello per quanto riguarda la scena musicale, carisma indiscusso sin dalla giovane eta', ha segnato la musica italiana con successi originali... ma per carità' che ognuno resti nelle sue stanze, che fuori fa freddo ! Cosa vuoi che mi dica con quell'eloquio incerto e zoppicante, sulla sovranità' del popolo, sulla consulta, sulla chiesa, sul paradiso, addirittura su Dio. Avra' le sue idee, come le abbiamo tutti, ma se sei un bravo cantante non vuol dire che sei un pensatore di spessore. Ma per favore ! Ma canta e balla che sei piu' gradevole. Ma poi, se penso che qualche mese fa avevamo un piazzista erotomane e vanitoso come presidente del consiglio !!!! Tutto si spiega. Della musica ne parliamo un'altra volta...

venerdì 10 febbraio 2012

FUSCALDO IN VERSUS FUSCALDO OUT 2

Un mio caro amico mi scrive, riferendosi ad una considerazione che faccio in un recente post  in questo blog ( Fuscaldo in versus Fuscaldo out), che avrebbero dovuto fare, agire,, lottare … loro. E noi dov'eravamo ?  Siamo andati via perchè non volevamo entrare in quel sistema, anzi volevamo uscirne, e ne siamo usciti ( ...all'età di vent'anni ero giunto alla conclusione che quel cordone andava tagliato per preservare la mia salute soprattutto mentale! ) E se tutti  avessero fatto come noi ? Invece qualcuno è rimasto. Chi? Molti avevano già dei privilegi di famiglia e, a parte qualche filantropo, chi conosce il mondo, sa che non si cede facilmente un privilegio. Altri hanno avuto paura di affrontare l'ignoto ( non c'era internet e tutto il resto). Qualcuno ci ha provato ma dopo un po'  è rientrato dalle nebbie padane “ in Italia” pensando di essere all'estero. Conosco per esperienza diretta di persone che si sono comportati da “vigliacchi”  per aver voluto proteggere i figli dalla mafia, (in fondo siamo andati via per non cedere a questi ricatti, per non fare gli eroi). Un'altra parte si è adeguata al sistema, non lo ha combattuto, anzi lo ha favorito per aver trovato il modo di avere dei vantaggi. E che vuoi, siamo come i microbi: se quelli che ci servono vengono eliminati ( o vanno via ) quelli patogeni prendono il sopravvento anche su quelli buoni rimasti, e creano la malattia.  
La democrazia è stata trattata male dal potere che l'ha usata da chi gliel'ha elargito. E' vero che magari si votava, e ancora si vota per avere un favore, ma quando hai in mano la leva del potere, chiunque te l'abbia data, tu la gestisci  e dopo la responsabilita' è tua. Ma il voto di scambio, in una societa' di "onore" non si tradisce con una "infamita" non rispettando il patto elettorale. 
       Questa è la cultura del sud, ancora oggi purtroppo, ma è una cultura che per sradicarla bisogna toccare il nervo in profondita', bisogna avere la dignita' calpestata, bisogna sentirsi addosso ogni giorno il puzzo di una fogna. 
Ma sono stati attenti i grandi manovratori a rendere così il popolo del sud. Macchè', li hanno "favoriti" scommettendo sulla cupidigia umana, con l'impunita' generalizzata ( quella che viene definita incivilta' in qualche sito a noi caro), cosicchè se sei un po' sveglio te la cavi e se sei coglione stai sotto aspettando il tuo turno, dopo aver leccato il potente di turno... e va questa girandola di sadomasochisti a cui piace sodomizzare ed essere sodomizzati. 
        Forse bisognerebbe chiedersi perchè c'è questa illegalita' al sud. Non sara' proprio perchè questo sistema, riesce a mantenere il Potere Centrale attraverso i voti di scambio? e' vero o non è vero che la DC prima e Berlusconi poi,  hanno trovato il consenso piu' al sud che al nord ?
        E così andiamo giu' in estate, in vacanza a goderci l'aria  ancora pulita e l'acqua "d'i cuccari" e ci lamentiamo di quella della doccia che a volte manca. 
        E' un discorso complesso quello della responsabilita' del degrado del sud,  del quale non credo la colpa sia solo da una parte, ammesso che sia giusto parlare di colpe, oppure forse sarebbe meglio parlare di una rete intricata di cause ed effetti dove probabilmente l'inizio è da ricercare quando si è costituita l'Unita' d'Italia. Bisognerebbe chiedere un parere ad uno storico.
Resta il presente e sta a noi tutti viverlo per migliorarlo, anche a noi che ogni tanto ci viene il nodo in gola quando pensiamo che forse, forse , e ancora forse, saremmo stati capaci di far meglio se fossimo rimasti.  


ancora sull'Amore...


RICEVO E PUBBLICO DA CARMELO ANASTASIO

Erano circa le 8.30 di una mattinata intensa quando un anziano signore ottantenne è arrivato per far rimuovere i punti dal suo pollice. Disse subito che era di fretta perché aveva un appuntamento alle 9.00.
Presi nota dei suoi dati e lo invitai a prendere posto. Sapevo che ci sarebbe voluto più di un'ora prima che qualcuno potesse occuparsi di lui. Lo vidi controllare l'orologio ansiosamente per tutto il tempo e poi decisi di valutare io stesso la sua ferita dal momento che non ero occupato con altri pazienti.
All'esame la ferita risultava ben guarita. Parlai con uno dei medici per ottenere il materiale per rimuovere i punti di sutura e lo feci, ma mentre mi stavo prendendo cura di lui è iniziata una conversazione. Gli domandai se avesse un altro appuntamento medico in seguito, se era per questo che aveva così tanta fretta. Il signore mi disse di no e rispose che doveva andare alla casa di cura per far colazione con sua moglie.
Mi informai della sua salute. Mi disse che era nella casa di cura da tempo, essendo una vittima del morbo di Alzheimer. Sondai ulteriormente la questione chiedendo se la moglie si sarebbe molto alterata per il suo ritardo. Mi rispose che la donna non sapeva più chi lui fosse, non era in grado di riconoscerlo da cinque anni. Sorpreso gli chiesi: "E va ancora ogni mattina, anche se lei non sa chi sei?" L'uomo sorrise e batté la mano e disse: "Mia moglie non mi conosce, ma io so ancora chi lei è."
Ho dovuto trattenere le lacrime mentre se ne andava. Ho avuto la pelle d'oca sul braccio, e ho pensato "Questo è il tipo di amore che voglio nella mia vita."
Il vero amore non è né fisico né romantico. Il vero amore è l'accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà."

sabato 4 febbraio 2012

FUSCALDO IN VERSUS FUSCALDO OUT

Ognuno si prenda la sua parte di responsabilità'. Io per primo. Siamo andati via, anche se involontariamente, e non ci siamo tormentati più' di tanto per aver tagliato il cordone ombelicale, quando le vicissitudini della vita ci hanno fatto approdare in luoghi culturalmente a noi estranei. E adesso che pretendiamo? che chi è rimasto ci faccia trovare tutto in ordine, come abbiamo visto in giro per il mondo ? Che poi tanto in ordine non è neppure qui. Certo, avremmo voluto che la culla lasciata fosse stata curata con competenza, diligenza, coraggio…e si, perché di coraggio ce ne vorrebbe tanto. No, non è facile. Per noi è diverso, noi che facciamo un salto ogni tanto e notiamo le deficienze… ma il film lo vediamo con fotogrammi distanziati. Chi lo vede attimo dopo attimo, non se ne accorge nemmeno del dramma. 
Ma che si pretende? Fanno quello che possono. Noi che viviamo fuori abbiamo trovato un terreno fertile  alla discussione aperta, e siamo stati inglobati in un sistema che ha radici e ragioni  storiche completamente differenti. Una terra ferita a morte, quella del Sud, da interessi internazionali, non poteva che generare questa patologia che lentamente sta corrodendo e distruggendo una gloriosa cultura che parte dai fondatori del pensiero filosofico.
La logica del profitto industriale volutamente polarizzato al nord ci ha defraudato di quegli uomini che avvertivano il bisogno di riprendersi la dignità' calpestata da una virata culturale che azzannava il nostro popolo, "siquitandulu sti viji adirtu". Sara' stato bisogno, oppure ingenuità', di inseguire un sogno di benessere ? Ma tanto è stato, e specialmente noi, non ci possiamo chiamare fuori.  
Ma a prescindere dalle ragioni, la malattia c'è, ed è grave. 
Di chi la responsabilità' ? Di tutti, nessuno escluso, anche di quelli che si lamentano, accusando i residenti. 
Ma non si illudano questi ultimi, che da soli possano riuscire ad uscire da questa lenta decadenza. Solo la consapevolezza della utilità' di una  collaborazione,  anche fosse solo per un contatto di solidarietà' mediatica, mettendo da parte personalismi squallidi, stantie e ormai nauseanti permalosità',  può' dare ossigeno ad un faticoso processo di ripresa. Credo sia fondamentale il parere degli emigrati, che sono convinto, offrirebbero più' di quanto i residenti possano immaginare in termini di capacità professionale e anche economica,  per partecipare alla soluzione di qualche problema fuscaldese. 

giovedì 2 febbraio 2012

proverbio fuscaldese

DI SALI MINDACCINDI NA VISAZZA,
CA CUM'A CONZI CONZI E' SEMBI NA CUCUZZA


traslate: di sale metticene quanto vuoi che resta sempre una zucchina insipida

bonivinuti!

Archivio blog