Ho letto il libro del mio amico Cenzino Ciofi.
Che Dio ti benedica! caro Cenzino, ho letto d'un fiato il tuo libro... che Dio ti benedica.
Grazie per questo regalo, è arrivato come una cesta di cose buone a Natale, il cui unico difetto era quella di non aver avuto particolari meriti per riceverla.
A parte quello di essere stato forse, insieme a tutti i Fuscaldesi più' o meno sessantenni, un risuonatore del tuo libro. Avrai avvertito l'armonizzazione eterica dei segnali di risonanza di tutti i lettori, e questo che leggi è il mio segnale. Un segnale di commozione nostalgica, ma anche di rabbia, di forzata rassegnazione.
A dire il vero molto è stata misurata nel tuo racconto l'invettiva contro il mancato esito di tanto ricco fermento culturale, dileguatosi in una apatia vuota di energia. No, per carità nulla da addebitare ai residenti, certamente la colpa è di ben più' alti responsabili. Fuscaldo ed i fuscaldesi sono semplicemente esiti di una malattia ben più' profonda quanto incomprensibile, quasi occulta ai più' ma, mi permetto di dire non a noi che ne abbiamo più' volte descritto i tratti.
Rabbia e forzata rassegnazione, dicevo, si perché sarebbe, nelle dinamiche della storia, auspicabile un continuum di travasi culturali tendenti al raffinamento dei sistemi sociali, ma è evidente che a noi tocca assistere a quella fase di ristrutturazione che comporta la demolizione sperando in una ricostruzione. Le culture locali soccombono ai segnali più' ampi della globalizzazione economica e mediatica, impoverendo lo spessore vitale che le caratterizzava.
Il tuo libro è un grido di testimonianza di quella fuscaldesità ormai in dissolvenza che riaffiora nella memoria, un grido rassegnato lanciato dall'altura del Convento verso l'immobile meraviglia del mare e del paesaggio che commuove chi ne ha goduto inconsapevolmente in gioventù' e adesso ne apprezza con una punta di nostalgia il sublime tramonto. Una voce che racconta l'armonia della nostra storia con la splendida natura circostante.
E' la vita ! E noi qui a testimoniarne le contraddizioni, ci manteniamo in un equilibrio instabile, fra la voglia di continuare ad offrire al mondo i nostri valori e il timore di assistere al dissolvimento inesorabile del ventre che li ha generati.
Ma a prescindere da considerazioni, come dire , politiche, vorrei esprimerti un ringraziamento per aver massaggiato la mia memoria, soprattutto nei ricordi dell'agora'. L' immagine di combà Rafèl' i Nòzzulo stanco, ancheggiante e comunque altero, col vassoio verso il municipio, il linguaggio delle campane, le passeggiate in piazza in fila, ed altro ancora, mi hanno davvero emozionato. Non dico niente dell'esposizione letteraria, non ne ho titolo. Dico solo che difficilmente si sarebbe potuto fare meglio. Grazie ancora, anche per avermi citato nel libro, e nel rinnovarti l'affetto e la stima ti abbraccio.
Pino Cappadone


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